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LE STREGHE Il termine Strega significa uccello notturno, ed è il nome scientifico di alcune famiglie di rapaci. Strix si mutò in "striga" nel latino popolare ed assunse il significato di maga, incantatrice, esperta di filtri e magie. Il termine inglese witch (strega) deriva dall'anglo-sassone wicca che significa saggia. Per l' inglese Margaret Murray, esperta di studi sulla stregoneria, le "streghe" erano quelle donne che, tenacemente, malgrado il mutare dei tempi, avevano seguitato ad eseguire i riti di quella religione precristiana che, secondo la Murray, era estesa in tutta l' Europa occidentale dall'antichità fino alla nascita della nuova religione che la soppiantò. Proprio perché le streghe erano ancora legate agli antichi rituali, vennero definite, da chi tali rituali non condivideva, come "donne possedute dal diavolo" e i loro gioiosi e misteriosi convegni come manifestazioni oltraggiose e peccaminose. La loro bellezza venne col tempo sempre più negata, fino all'odierna idea di bruttezza, e le loro arti tanto confuse e fraintese che di loro non rimase altro che l' immagine di vecchie megere che volavano in groppa alle scope, che si trasformavano in animali e che passavano il tempo a mescolare strani intrugli in vecchi calderoni. Anche alcune entità dei mondi sottili e magici vennero definite con il nome di Streghe, e a tal proposito va detto che le leggende, in quanto risultato di tradizioni tramandate oralmente e spesso interpretate dalla fantasia dei narratori, fondono e confondono gli elementi già presenti in origine con quelli sopraggiunti successivamente. Nel caso delle Streghe, ad esempio, non sempre è chiaro se la leggenda parli di entità che provenivano dai mondi magici e sottili o, invece, di quelle donne che, come si diceva, erano le conservatrici dì antichi rituali.Sono associate al senso simbolico del "filare": in ogni cultura ci sono entità che filano, tessendo il destino degli uomini, come le Moire greche e le Norne della mitologia nordica; ma le Streghe, oltre a filare, sapevano anche intrecciare nodi con il probabile significato di porre degli ostacoli superabili solo da chi fosse stato in grado dì scioglierli, ovvero di vendicarsi di chi le aveva offese o di chi aveva offeso ciò che era a loro caro. Per raggiungere i luoghi di raduno, si racconta che le streghe volassero a cavalcioni di scope o bastoni e che, prima di partire, si cospargessero il corpo con unguenti dalle straordinarie virtù e recitassero formule magiche. Alcuni ritengono che tali unguenti avessero il potere di separare, in piena coscienza, il corpo fisico dal corpo sottile, e che fosse solo quest'ultimo, in una specie di sogno consapevole, a raggiungere i luoghi delle adunanze. Il senso dell'uso della scopa da parte delle streghe che, come si diceva, erano le custodi degli antichi riti, potrebbe forse ricollegarsi a quanto la scopa rappresentava nei tempi antichi. Simbolicamente infatti essa era segno e simbolo di potenza sacra tanto che negli antichi templi spazzare il pavimento aveva il significato di pulire il suolo dagli elementi esterni intervenuti a sporcarlo e poteva essere fatto solo da mani pure. Nel caso delle streghe poi, essendo usata per volare altrove, poteva rappresentare anche il mezzo di collegamento tra i due mondi, quello profano e quello sottile e sacro. Anche nelle leggende alla scopa, al bastone e alla bacchetta, che parrebbe la stessa delle fate, erano attribuiti poteri assai grandi.Altrettanta importanza era data, nelle leggende, al "famiglio". Questi era un animale che accompagnava sempre la strega, a cui lei chiedeva consiglio, ed il loro rapporto era così stretto ed insolubile che la strega, a volte, poteva assumerne le sembianze e diventare lei stessa il famiglio. Tutte le streghe trattavano il loro famiglio con grande cura, senza contrariarlo od offenderlo, perché si diceva che quella creatura avesse poteri non di questo mondo e che senza il suo aiuto la strega si sarebbe ridotta a divenire un comune essere umano. La tradizione popolare vedeva i famigli come dei folletti a cui venivano di sovente attribuiti caratteri diabolici. \Molte sono anche le leggende che raccontano di come le streghe sapessero assumere, a loro piacimento, aspetto animale. Le streghe, anche quando non erano viste direttamente in veste di animali, erano comunque considerate loro custodi, così come erano custodi di boschi, sorgenti, montagne e grotte considerate sacre e le proteggevano dall'invadenza umana, non risparmiando a tale scopo nessun mezzo. E' probabile che l'aspetto tremendo per cui sono ricordate in alcune leggende venisse assunto proprio per la difesa di ciò che per esse era sacro. In altri casi pare invece fossero entità burlone che si divertivano a spaventare gli umani sostituendosi alle guardiane stesse. Nei racconti relativi alle adunanze delle streghe si parla spesso, oltre che della presenza di animali, anche della presenza di una figura maschile innanzi alla quale esse danzavano e a cui rendevano omaggio. Tale figura assumeva spesso l'aspetto di un caprone e ciò riporta alla mente quelle antichissime raffigurazioni rupestri dove una figura maschile con le corna è circondata da donne che paiono danzare. La Murray, nel "Il Dio delle Streghe", nota che, in una di queste rappresentazioni del paleolitico, la figura con le corna è dipinta in modo che risulti dominante rispetto ad altre figure di animali che danzano; mentre le immagini degli animali possono essere viste con facilità, l' uomo con le corna è posto in modo tale da essere visibile soltanto da quella parte della caverna in cui è più difficile accedere. Questo può significare che a tale figura era riservato un carattere sacro e che quindi fosse stata posta in modo da essere protetta da sguardi profani. Per analogia con esempi storici di epoca più recente, la Murray suggerisce l' ipotesi che l'uomo rappresenti il Dio incarnato che esegue la danza sacra per favorire la fertilità. Anche il Dio che i Romani chiamarono Cernunnus aveva le corna ed era una delle divinità maggiori, se non il Dio supremo della Gallia ed il suo nome significava semplicemente "Il Dio Cornuto". Tornando alle adunanze delle streghe, si può supporre che il personaggio maschile in forma d'animale, che per i cristiani divenne poi il Diavolo, rappresentasse molto probabilmente il principio maschile che si univa, in armonia con le leggi della natura, con il principio femminile rappresentato dalle streghe e, soprattutto, dalla loro regina. La Regina, che pare incarnasse l' archetipo della Grande Madre, della Luna, della Dea Diana ed a volte della Dea Afrodite, era chiamata in alcune località della Lombardia la Donna del Gioco, ed era colei che conduceva le loro danze ed i loro riti che, le fonti storiche lo confermano, avevano proprio carattere armonioso e giocoso. Si racconta che, come le vergini al seguito della Dea Diana, le streghe cacciassero e che le loro prede fossero le belle, giovani e pure anime di fanciulle che venivano rapite dal mondo degli uomini per essere condotte in quello delle armonie, offrendo loro la possibilità di sacrificarsi, ovvero, nel senso letterale della parola, di "rendersi sacre". Le fanciulle che, essendone predestinate, venivano in contatto con il mondo fatato delle Streghe,si trovavano a percorrere una via per certi versi molto difficile ma, per certi altri, colma di meraviglie e di fascino. In molte antiche raffigurazioni le streghe sono rappresentate accanto ad un misterioso calderone nel quale girano e rigirano un grosso mestolo e dove il fuoco arde dentro anziché fuori. In molte leggende si dice che, nel calderone, preparassero filtri e pozioni magiche i cui terribili ingredienti venivano spesso elencati con dovizia. CACCIA ALLE STREGHE A TRIORA Verso la fine dell'estate del 1587, durante una carestia che aveva duramente provato la popolazione triorese e che durava da oltre due anni, gli abitanti di Triora, particolarmente stremati, iniziarono a sospettare che a provocare la carestia che stava flagellando le campagne del paese sarebbero state delle streghe locali, dimoranti nel quartiere detto della Cabotina. Dopo essere state individuate, le streghe trioresi vennero subito additate alla giustizia. Il Parlamento generale, dopo essersi riunito, affidò al podestà del paese Stefano Carrega l'incarico di fare in modo che le streghe venissero sottoposte ad un regolare processo e stabilì anche la somma di denaro occorrente per lo svolgimento del processo. Carrega chiamò allora il sacerdote Girolamo Del Pozzo, in qualità di vicario del vescovo di Albenga, dalla cui curia dipendeva Triora, e un vicario dell'Inquisitore di Genova. I due vicari, giunti a Triora ai primi di ottobre, iniziarono quindi il processo dopo che Del Pozzo, con una infuocata predica nella chiesa della Collegiata, aveva denunciato le diaboliche "malefatte" operate dalle streghe a Triora eccitando in tal modo la collera del popolo triorese verso di loro. I due vicari fecero allora arrestare una ventina di streghe, che vennero subito rinchiuse in alcune case private adattate a carcere delle streghe, dichiarandone subito colpevoli tredici, più quattro ragazze e un fanciullo. Dal momentò però che tali streghe, forse per estorcere loro la confessione delle loro "malefatte", venivano sottoposte ad atroci torture, ed avevano denunciato diverse "complici", tra cui non poche appartenenti alla nobiltà locale, la popolazione triorese iniziò ad intimorirsi e a nutrire dei dubbi sulla corretta condotta dei due vicari tanto da indurre il Consiglio degli Anziani, un organismo che rappresentava le famiglie più altolocate e benestanti di Triora, a intervenire presso il governo di Genova affinché questo facesse interrompere un processo che non dava più alcuna garanzia, soprattutto in merito all'incolumità fisica delle streghe, tra le quali una, Isotta Stella, era morta in seguito alle torture subite, e un'altra era deceduta per le ferite riportate nel gettarsi da una finestra per sfuggire ai suoi aguzzini. Il 13 gennaio 1588, con una lunga lettera inviata al governo genovese, gli Anziani di Triora espressero le loro lamentele in merito alla condotta dei due vicari, giudicata eccessivamente severa nel valutare la colpevolezza delle streghe, che erano state arrestate solo in forza di indizi molto dubbi o perché denunciate da altre donne sottoposte ad indicibili tormenti ed erano costrette a rimanere in carcere nonostante non avessero confessato alcun crimine. Gli Anziani rimproverarono inoltre ai due vicari il fatto di tenere ancora in prigione donne che, per quanto tormentate, non avevano confessato niente e di non riconoscere innocenti delle deboli donne che avevano confessato e ritrattato in mezzo ad atroci tormenti. Il doge e i governatori genovesi, dopo aver ricevuto la lettera degli Anziani di Triora, scrissero il 16 gennaio una lettera al vescovo di Albenga Luca Fieschi, facendogli presente le proteste che aveva causato il comportamento del suo vicario Girolamo Del Pozzo a Triora. Il 25 gennaio il vescovo Fieschi inviò a Genova una circostanziata lettera scritta da Del Pozzo, con cui il vicario ingauno si giustificava del suo operato ispirato, secondo lui, a criteri di legalità e giustizia e non condizionato dalle decisioni del Parlamento triorese, discolpandosi in particolare dall'accusa di aver torturato ingiustamente con la tortura dei tratti di corda le streghe incarcerate, tra cui, come si è ricordato, la sessantenne Isotta Stella, che era morta proprio in seguito ai patimenti subiti, e la donna che si era gettata dalla finestra, di cui Del Pozzo giustifica la fine dicendo che si era buttata non per paura delle torture che le si minacciavano, ma perché "tentata" dal diavolo. Il vicario si discolpò anche dalle accuse di non aver provato a sufficienza la colpevolezza delle donne incarcerate e torturate, che, tenne a sottolineare, erano in numero inferiore a quello che si voleva esageratamente far credere. Il nuovo atteggiamento assunto da Del Pozzo placò comunque l'ira del Consiglio degli Anziani, che in una lettera al governo genovese del 20 gennaio, si diceva sostanzialmente soddisfatto dell'operato di Del Pozzo, soprattutto per il fatto che il vicario del vescovo di Albenga aveva rinunciato a incarcerare delle donne appartenenti alla nobiltà locale, di cui molti membri facevano parte dello stesso Consiglio degli Anziani. Anche il podestà Carrega si associò al parere degli Anziani scrivendo una lettera al governo genovese il 21 gennaio, in cui difendeva l'operato dei due vicari scagionandoli tra l'altro dall'accusa di aver provocato con le loro torture la morte di Isotta Stella e dell'altra donna che era deceduta in seguito alla caduta dalla finestra. Intorno al 10 gennaio i due vicari erano nel frattempo partiti da Triora lasciando in carcere tutte le streghe arrestate. Ai primi di febbraio il Parlamento triorese, con una lettera inviata al governo di Genova, supplicò i governanti genovesi di provvedere alla revisione dei processi contro le donne trioresi accusate di stregoneria affinché le colpevoli fossero punite e le innocenti liberate e il popolo di Triora liberato dall'onta di annidare al suo interno delle donne eretiche. Il governo genovese allora, anche per tutelare i legittimi diritti dei suoi cittadini, decise di inviare a Triora l'Inquisitore Capo, che vi giunse ai primi di maggio del 1588. Egli ascoltò le donne incarcerate, che era erano detenute da cinque mesi e che negarono tutte, tranne una, quanto avevano confessato in precedenza ai due vicari, e decise di tenerle tutte in carcere meno una, una fanciulla di 13 anni, che venne liberata e il 3 maggio abiurò nella chiesa della Collegiata durante la celebrazione di una messa solenne. L'8 giugno 1588 giunse a Triora il commissario straordinario Giulio Scribani, inviato dal governo genovese per fare chiarezza sui processi intentati alle streghe. Qualche giorno dopo l'arrivo del commissario Scribani, il nuovo podestà del paese Giovanni Battista Lerice, in seguito ad un ordine ricevuto dal Padre inquisitore di Genova, mandò a Genova per la revisione del processo le streghe detenute nelle carceri di Triora. Il locale bargello, ossia il capo della polizia, Francesco Totti si occupò del trasferimento delle tredici donne trioresi accusate di stregoneria, che gli vennero consegnate il 27 giugno. Intanto Scribani intentò regolari processi a diverse donne di Triora e dei dintorni, arrestandone diverse e sottoponendole ad atroci torture, che provocarono da parte del popolo le stesse lagnanze che si erano avute contro i due vicari qualche tempo prima. Secondo una relazione inviata in giugno al governo genovese, Scribani individuò tre donne di Andagna, Bianchina, Battistina e Antonina Vivaldi-Scarella, che, benché non sottoposte ad alcun tormento, si erano dichiarate colpevoli di enormi delitti, tra cui anche omicidi di bambini innocenti di Andagna. Il commissario intentò processi anche contro una ventina di donne di Castelfranco, Montalto Ligure, Porto Maurizio e Sanremo. Il 22 luglio Scribani mandò quindi a Genova i verbali degli interrogatori delle streghe accompagnandoli con la richiesta di condanna a morte per quattro donne di Andagna. Appena ricevuta la documentazione inviata da Scribani, il governo della Repubblica affidò al suo auditore e consultore Serafino Petrozzi il compito di decidere in merito alle richieste avanzate da Scribani. Petrozzi respinse però tutte le conclusioni e le proposte di pena del giudice Scribani, sostenendo che non si potevano adottare provvedimenti punitivi mancando delle prove certe e inconfutabili. Il primo di agosto il governo genovese invitò quindi Scribani, a cui era stata prorogata di un mese la missione a Triora, a mandare le prove relative ai delitti commessi dalle streghe come richiesto dall'auditore Petrozzi. Sette giorni dopo, l'8 agosto, Scribani rispose da Badalucco che non poteva inviare alcuna prova in quanto i delitti o erano stati commessi molto tempo prima cadendo perciò nell'oblio o erano avvenuti in luoghi fuori dai confini della Repubblica genovese. Sostenne però che i delitti consumati dalle quattro streghe di Andagna erano tutti sufficientemente provati. Nonostante ciò, in seguito alle obiezioni avanzate dal governo genovese, egli dovette rifare i processi a carico delle streghe di Andagna, che, con sentenza emessa il 30 agosto, vennero condannate a morte. A Genova si decise allora di affiancare due altri commissari, il podestà Giuseppe Torre e Pietro Alaria Caracciolo, al giudice Petrozzi affinché si pronunciassero nuovamente sulle decisioni prese da Scribani. Messisi subito al lavoro, i tre giudici, contrariamente a quanto stabilito in un primo tempo, diedero parere favorevole alla condanna a morte delle quattro streghe di Andagna e di altre due streghe di Badalucco e Castelfranco, Peirina Bianchi e Gentile Moro. Dopo la decisione dei tre giureconsulti, il Senato genovese approvò la condanna a morte di cinque delle streghe accusate di delitti ordinando contemporaneamente di scrivere al vescovo di Albenga, affinché, prima che venissero eseguite le condanne a morte, le cinque condannate fossero riconciliate con la Chiesa. Poco prima però di dar corso alle sentenze contro le cinque streghe con impiccagione e conseguente bruciatura dei cadaveri da eseguirsi quattro a Triora o ad Andagna e una a Castelfranco, giunse da Genova l'opposizione all'esecuzione delle sentenze da parte del Padre Inquisitore, che sostenne che prima di eseguire qualsiasi condanna a morte nel territorio della Repubblica genovese, spettava a lui, ossia alla Santa Inquisizione di Roma da cui egli dipendeva, fare il processo sui quali aveva diritto di giurisdizione l'autorità ecclesiastica. Il 27 settembre 1588 il governo genovese informò quindi la Congregazione del Sant'Uffizio di Roma di aver accolto la domanda del Padre Inquisitore. Nel mese di ottobre il commissario Scribani inviò a Genova le quattro streghe di Andagna e una certa Ozenda di Baiardo, lamentando il fatto che la popolazione locale era rimasta molto delusa per la mancata esecuzione delle cinque condannate. Giunte a Genova via mare, le cinque donne vennero subito rinchiuse nelle carceri dell'Inquisizione. Poco tempo dopo il governo genovese mandò a Roma agli uffici della Congregazione del Sant'Uffizio gli atti relativi ai processi alle streghe incriminate. La Congregazione tenne però gli atti per lungo tempo senza addivenire ad alcuna decisione tanto che il doge e i governatori genovesi scrissero più volte a Roma nel febbraio e nell'aprile del 1589 affinché il Sant'Uffizio prendesse quanto prima una decisione in merito. Il 28 aprile 1589 il cardinale di Santa Severina, a nome della Congregazione, assicurò il governo di Genova che erano stati impartiti ordini tassativi per una rapida conclusione della causa. Il 27 maggio il doge e i governatori di Genova sollecitarono nuovamente la Congregazione, tramite il cardinale genovese Sauli, perché concludesse in tempi brevi la revisione del processo. Intanto, delle donne accusate di stregoneria detenute nelle carceri dell'Inquisizione genovese, due, tra quelle condannate a morte, erano nel frattempo decedute, mentre, delle tredici inviate da Triora nel giugno 1588, tre erano morte e le altre erano state probabilmente rimandate libere al loro paese natale. Il 28 agosto 1589 il cardinale di Santa Severina annunciò al governo genovese che il procedimento di revisione del processo era finalmente terminato. Da quanto riferito dal cardinale di Santa Severina al governo di Genova, si può dedurre che il tribunale della Santa Inquisizione aveva presumibilmente cassato alcune delle condanne a morte comminate dall'autorità ecclesiastica genovese, stabilendo con ogni probabilità che le ultime tre streghe rimaste ancora nelle carceri genovesi venissero scarcerate. Nello stesso mese di agosto la Santa Inquisizione decise anche di aprire un procedimento contro il magistrato genovese Giulio Scribani per aver invaso il campo riservato all'autorità ecclesiastica. Di fronte però alla strenua difesa dell'operato del proprio giudice sostenuta dalla Repubblica genovese, che ne aveva raccomandato l'assoluzione, i cardinali inquisitori decisero intorno al 10 agosto di assolvere Scribani con formula piena purché egli ne facesse pubblica richiesta al vicario arcivescovile di Genova, come infatti avvenne pochi giorni dopo. Il processo alle streghe di Triora del 1588 contribuì tra l'altro a mettere in luce le complesse motivazioni che erano alla base dei contrasti tra Stato e Chiesa in merito ai processi alle streghe, la grande facilità con cui tribunali di diversa natura si rimproveravano tra loro di eccessiva severità e le non lievi responsabilità dei giudici dell'epoca nel condannare senza adeguate prove, e spesso alla pena capitale, le donne accusate di stregoneria. Triora la valle delle streghe Sta per concludersi l’estate del 1587. Il raccolto è scarsissimo: fame e carestia stringono Triora, borgo in provincia di Imperia, nella morsa della disperazione. Influssi malefici si sono abbattuti sul paese e la loro origine è la Cabotina, un fatiscente casolare, che oggi rappresenta una località isolata e silenziosa, ma dove in quell'anno un gruppo di donne ambigue e pericolose è solito riunirsi per consumare i propri sortilegi. La popolazione si ribella. Il Consiglio degli Anziani è costretto ad intervenire con processi ed interrogatori (torture, confessioni estorte) che si protraggono fino all’anno successivo, segnando definitivamente Triora come il regno delle streghe. Anche gli Inquisitori vengono chiamati in veste ufficiale per porre fine alla persecuzione abbattutasi sulla città: "Sono hora mesi tre in circa che a suggestione di qualche particulare di questo luocho, si è datto principio a danno, risico e rovina del’honore vitte e facultà di questo populo deditissimo di V.S. Serenissime ad inquisire se qui fusse streghe, e acciò procurare è stato il medesimo populo facile sendole da essi datto d’intendere che molte carestie da doi o tre anni in qua...siano seguite auctori simili streghe (13 Gennaio 1588)". Una volta esaurito il loro ufficio gli Inquisitori lasciano il paese nel 1589. Ma sembra che una trentina di donne sia stata effettivamente condannata al rogo, anche se non ci sono testimonianze che attestino la loro morte. È certo che alcune non sopportarono le torture ed altre morirono di stenti nelle prigioni di Genova. Triora, capoluogo dell’Alta Valle Argentina in provincia di Imperia è un borgo che ha saputo conservare intatto il prestigioso passato culturale dell’entroterra ligure. La bellezza dello spazio naturale che l’accoglie, dovuto ad una flora rigogliosa e per certe specie rara e alla fauna tipicamente montana, hanno reso nel tempo Triora una località tra le più frequentate. Recentemente a Triora è stato aperto il Museo Etnografico, l’unico in Italia a dedicare una sezione ricca di documenti ad un tema inquietante come la stregoneria, che nel XVI secolo rappresenta un aspetto fondamentale della vita popolare, sociale e religiosa del luogo. Al panico controllabile dovuto alle dicerie la "caccia alle streghe" diventa nel Cinquecento una questione politica. Le donne del paese provano per un periodo a combattere le "bàugie" appendendo al collo dei loro figlioletti teste d’aglio come antidoto o esponendo alla finestra delle scope di saggina per tenerle lontane. Ai processi allora seguono gli arresti e a questi le torture, descritte in una fitta documentazione in cui si riportano le confessioni e le suppliche dello sfortunato gruppo di donne, tutte accomunate da un elemento ricorrente che è la rasatura dei capelli: la tradizione medievale sosteneva infatti che Satana proteggeva i propri proseliti dal dolore finché questi conservavano i capelli. Nelle sale del Museo dedicate alla stregoneria si respira un’aria permeata di sensazioni contrastanti: la curiosità, il timore, il mistero del soprannaturale. L’antro più buio del piano inferiore fa da sfondo ad una strega torturata con il cavalletto; le salette attigue contribuiscono ad aumentare lo sgomento dei visitatori con documenti trascritti, stampe e fotografie. Atmosfera più distesa nelle botteghe del borgo: "La grande foresta" in cui troneggiano fate, gnomi, folletti e streghe in terracotta, "Prodotti tipici della strega" con l’olio "scacciabàugie", il filtro delle streghe, il latte di lumaca (a base di latte ed erbe aromatiche), ma anche deliziose marmellate ai frutti di bosco, miele e croccanti. LE PROVE DELLA COLPEVOLEZZA DELLE STREGHE Un capitolo oscuro, quello delle prove preventive per identificare le streghe, ma che per un debito anche morale verso le sventurate che subirono quegli orrori, è utile di tanto in tanto riaprire. Ecco alcune di quelle che erano le prove preventive con le quali si voleva dimostrare che le persone imputete erano streghe e stregoni, tra il XV e il XVII secolo. Le torture venivano dopo, ma ne riparleremo. 1) La più famosa era la ricerca del Marchio del Diavolo, il segno che, secondo gli inquisitori, il Maligno imprimeva su un punto della pelle dela malcapitata per ufficializzarne la "proprietà", ovvero un punto insensibile ad ogni dolore. Le donne venivano così rasate "completamente", indagate minuziosamente da appositi "addetti", e poi punzecchiate in ogni lembo di pelle con uno spillone accuminato. Se il punto non veniva trovato, era pronta la spiegazione di riserva: il Diavolo aveva fatto tornare la sensibilità alla strega, per proteggerla. 2) Un''altra prova era quella dell'acqua: secondo Plinio il Vecchio le streghe galleggiano. A tal fine le imputate si ritrovavano immerse nell'acqua con la mano destra legata al piede sinistro, per 10-15 minuti. Se galleggiavano erano sicuramente streghe, se andavano a fondo non lo erano, ma visti i tempi di immersione, l'innocenza risultava del tutto superflua. 3) Un'altra prova era data mettendo sui due piatti della bilancia l'imputata e una Bibbia. Se la strega pesava più della Bibbia, come inevitabilmente accadeva tutte le volte, la condanna era inevitabile. LE STREGHE A MILANO Le vicende, i luoghi, le aberrazioni della persecuzione contro le streghe a Milano, che pure non fu l'epicentor del fenomeno che investi in modo sanguinoso la vita di non poche zone rurali dell'Italia settentrionale. Triora, in Liguria, è celebre per il gigantesco processo messo in ato contro quais tutte le donne del paese (1), ma i massacri veri e propri avvenenro nelle vallate prealpine e alpine. In relazione alla vicenda di un giovane ragazzo, assassinato dalle autorità in nome di Dio, ricordiamo di Baldo Conti l'articolo Giordano Bruno e Marendin: due realtà, un identico rogo pubblicato su L'Ateo n. 2/2002 La sentenza è l'"atto finale dellevicende di un povero giovane di Bormio, nell’Alta Valtellina, decapitato e poi arso sul rogo sotto accusa di stregoneria, da inquisitori dilettanti, ma crudeli come i professionisti di Roma che assassinarono Giordano Bruno. Era il 20 dicembre 1673, tre quarti di secolo dopo il supplizio di Giordano Bruno: il momento, per i credenti cristiani, di festeggiare il natale. Giovanni Merenda - detto Marendin - finisce nelle grinfie della giustizia «divina» perché amava una ragazza la cui sorella sembra non condividesse un eventuale loro matrimonio. Una spiata, un accenno a maleficî e stregoneria, un orrendo interrogatorio ed un allucinante processo, ed il gioco è fatto. Sì, si poteva morire a vent’anni anche per questo, tra le montagne e l’ignoranza, tra il terrore di un dio intollerante e la credulità, tra un amore perduto ed un incerto paradiso, tra la superstizione umana e la benedizione di un clero immondo". La vicenda è narrata, con indubbia maestria, nell'oramai introvabile volume di Massimo Bormetti Al tempo delle streghe, Bissoni Editore, Sondrio, ristampa giugno 1990. Cronologia sulle streghe di Milano di Paolo Colussi Entra nel Decretum Gratiani prendendo il nome di "Canon Episcopi" il più antico testo contro le streghe. Attribuito tradizionalmento al Concilio di Ancira del 314 è stato compilato probabilmente nel IX secolo e compare in opere del X ed XI secolo. 1184 Conferenza a Verona tra Federico Barbarossa e papa Lucio III che stabilisce il legame tra chiesa e autorità civili per la repressione delle eresie. Le modalità repressive trovano poco dopo la loro codificazione nella decretale Ad abolendam. 1218 Secondo il Cathalogus chronologicus fidei questor Mediolani in quest'anno inizia a Milano l'attività del tribunale dell'Inquisizione. 1233 22 aprile Breve di Gregorio IX che affida ai domenicani la giurisdizione sul Nord Italia per quanto riguarda i processi penali contro gli eretici, affiancandoli ai vescovi. 12 giugno Bolla Vox in Rama di Gregorio IX nella quale per la prima volta vengono citate e condannate pratiche di stregoneria, relative alla Germania. Si parla di omaggio al demonio, profanazione dei sacramenti, balli, banchetti e orge sessuali, metamorfosi animali. Per una descrizione completa del sabba manca ancora la rinuncia a Dio e alla fede e soprattutto la modalità di raggiungimento in groppa ad animani o a cavallo di un bastone dopo essersi spalmato il corpo con un unguento. 1320 (data incerta) Bernardo Gui, nel suo Manuale dell'Inquisitore, cita al capitolo VI "sortilegi, divinazioni e invocazioni" facendo rientrare le pratiche di stregoneria nell'ambito dell'eresia. 1327 Bolla "Super illius specula" di papa Giovanni XXII con la quale viene conferita valità universale alle precedenti raccomandazioni indirizzate a chiese locali per la lotta alla stregoneria. Con questa bolla inizia ufficialmente la caccia alle streghe da parte della Chiesa, tramite l'Inquisizione. 1330 Tra il 1330 e il 1340 vengono celebrati numerosi processi per stregoneria nella Francia meridionale, nella zona di Toulouse e Carcassonne. In questi processi si parla per la prima volta di "sabba". 1332 Agli anni 1332-1342 risale il più antico documento processuale italiano relativo a un caso di stregoneria: il Consilium di Bartolo da Sassoferrato al vescovo di Novara (poi arcivescovo di Milano) Giovanni Visconti in merito ad una strega di Orta. 1375 28 luglio Processo per stregoneria contro Gabrina degli Albeti nella città di Reggio Emilia, dal 1371 sotto la signoria di Bernabò Visconti. E' il più antico processo di questo tipo celebreto in Italia di cui ci restino i verbali. Il nome "Gabrina" diventerà in seguito (Ariosto, Straparola e altri) sinonimo di strega. 1376 Il domenicano catalano Nicolas Eymerich scrive il Directorium inquisitorum. 1385 16 settembre Sentenza e condanna da parte del podestà di Milano Carlo Geno di Gaspare Grassi da Valenza, accusato di essere "pubblico negromante, incantatore di demoni, uomo di eretica pravità e relapso nella abiurata eresia".La condanna viene eseguita nel Broletto Nuovo davanti a una grandissima folla. E' la prima esecuzione capitale a Milano per questi reati della quale resti memoria. 1390 26 maggio Processo e condanna al rogo di Sibillia Zanni per stregoneria da parte dell'inquisitore di Sant'Eustogio fra' Beltramino di Cernuscullo. Sibillia Zanni, come Pierina de' Bugatis, che verrà condannata due mesi dopo, confessa di aver partecipato al "gioco di Diana, che chiamano Erodiade". Le due donne affermano di aver chiamato Madama Horiente la signora del gioco. [ASCMi, Registro della sentenze criminali. Cimeli, 147, f.51rss] 21 luglio Processo di Pierina de' Bugatis in Sant'Eustorgio per stregoneria. La condanna sarà pronunciata il 13 agosto. [ASCMi, Registro della sentenze criminali. Cimeli, 147, f.53 ss] 1416 Processi di massa contro le streghe nel comasco. L'inquisitore Antonio da Casale consegna, solo in quest'anno, ben 300 streghe al braccio secolare perché vengano bruciate. 1431 Iniziano i processi per stregoneria in val Leventina. Poco più tardi inizieranno numerosi processi anche in Valtellina. I processi si intensificano all'epoca di Francesco Sforza. 1437 (data incerta) Johann Nyder scrive il Formicarius (formicaio). 1460 Gerolamo Visconti, provinciale della provincia domenicana di Lombardia dal 1465 al 1478, anno della sua morte, scrive intorno a quest'anno i due trattati Lamiarum sive striarum opusculum e Opusculum de striis basati sui processi per stregoneria svoltisi in S. Eustorgio in quegli anni. Nei trattati si afferma con decisione che il gioco di Diana si verifica realmente e non è una semplice illusione. Sempre in questi anni in Francia Pierre Mamoris scrive il Flagellum maleficorum. 1470 Giordano da Bergamo scrive la Quaestio de strigis. 1471 30 gennaio Galeazzo Maria Sforza assiste a Monza all'esecuzione di Caterina de Pilli detta Ruggiera da Bergamo. L'esecuzione, decretata il 30 agosto dell'anno precedente, era stata rinviata su richiesta del duca che era interessato ad assistere all'avvenimento. 1483 Negli anni 1483-85 numerosi processi contro le streghe vengono celebrati a Bormio, con grande risonanza in Europa. 1484 9 dicembre Bolla "Summis desiderantes affectibus" di papa Innocenzo VIII con la quale il papa sollecita un'azione energica contro le streghe e si proclama convinto della realtà effettiva del sabba. Da questa bolla proviene il mandato ai domenicani tedeschi Sprenger e Istitoris di redigere il Malleus maleficarum (1486), il più autorevole manuale contro le streghe ad uso degli inquisitori. 1489 Il giurista svizzero Ulrich Molitor pubblica il De lamiis et phitonicis mulieribus nel quale si confuta il carattere reale dei voli e dei sabba. Il libro è corredato da sette famose xilografie che illustrano le azioni delle streghe. 1490 13 settembre Viene bruciata in Broletto una Antonia da Pallanza come strega. 1496 24 ottobre Giovanni da Beccaria informa Ludovico il Moro di aver trovato a Sondrio uno stregone di 80 anni (professionalmente molto accreditato!) che avrebbe potuto svelare al duca "qualche malignitade". 1499 Fernando de Rojas, ebreo convertito spagnolo, pubblica a Burgos la Tragicommedia di Calisto e Melibea, meglio nota come La Celestina. Questa commedia, ancora oggi famosa, ha come protagonista una strega. 1505 Samuele di Cassinis pubblica un opuscolo a Milano nel quale si nega la realtà degli atti di cui erano accusate le streghe. Gli risponde l'anno seguente il domenicano pavese Vincenzo Dodo difendendo il punto di vista degli inquisitori. 1510 In Valcamonica vengono giustiziate 60 streghe e numerosi stregoni. 1514 Nel territorio di Lugano e Mendrisio si verifica una grande caccia alle streghe, si parla di 300 donne arse sul rogo. E' un episodio famoso, spesso citato in seguito negli scritti contro l'Inquisizione, ma poco documentato. 1515 13 febbraio Viene bruciata in S. Eustorgio una Giovannina (forse una strega). 1517 4 agosto Si abbattono su Milano delle "tempeste terribili". Si forma subito la leggenda che quelle tempeste fossero state provocate da sette streghe bruciate nella stesso giorno a Orago e a Lomazzo. [Giovanni Andrea Prato, Storia di Milano] 1518 Numerosi processi e roghi di streghe in Valcamonica. Si parla con insistenza di sabba al Monte Tonale, che sarebbe stato il luogo di riunione preferito dalle streghe del Nord Italia in questi anni. A partire da quest'anno fino alla peste del 1524 i processi si susseguono molto numerosi in tutta la Lombardia. Celebre il caso di Benvegnuda detta la Pincinella di Nave (Brescia) anche perché si sono conservati gli atti del processo, riportati nei Diarii di Marin Sanudo il Giovane. 1519 24 luglio Viene bruciata in S. Eustorgio una Simona Ostera di Porta Comasina. 1523 Dopo aver assistito ad alcuni processi per stregoneria tenuti a Bologna, Giovan Francesco Pico della Mirandola scrive il dialogo "Strix, sive de Ludificazione Daemonum" nel quale viene sostenuta la tesi dell'esistenza dei poteri reali delle streghe. 1536 Paolo Grillando pubblica il Tractatus de hereticis et sortilegiis citando numerosi casi di stregoneria tra cui alcuni relativi al noce di Benevento. Il trattato, molto citato in seguito, venne perà anche criticato da molti intellettuali dei Rinascimento come Andrea Cesalpino, Gerolamo Cardano e Giovan Battista Della Porta. 1542 22 maggio Bolla di convocazione del Concilio di Trento. 21 luglio Con la bolla Licet ab initio, il papa Paolo III riforma l'Inquisizione romana, dandole un assetto più centralizzato e più efficiente, sul modello dell'Inquisizione spagnola. 21 ottobre Viene bruciata in S. Eustorgio Lucia da Lissono. 1550 Gerolamo Cardano pubblica il De subtilitate. Nel libro XVIII, de mirabilibus, a p. 909 dell'edizione del 1611, parla delle carenze di almentazione che provocano disturbi mentali nelle donne accusate di stregoneria e descrive le sostanze con le quali vengono composti gli unguenti. 1558 17 aprile Papa Paolo IV rende definitivo il trasferimento del tribunale dell'Inquisizione di Milano da S. Eustorgio a S. Maria delle Grazie, già avvenuto di fatto da alcuni anni. 1563 Filippo II decide di introdurre l'Inquisizione spagnola nello Stato di Milano. Di fronte alle vivaci proteste della città e del nuovo arcivescovo Carlo Borromeo deve però recedere dalla sua decisione. 7 dicembre Carlo Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano. 1568 Carlo Borromeo chiede la cattura a Dumezia (Luino) di Domenica di Scappi, detta la Gioggia, "denontiata al offitio della sanctissima Inquisitione per stria notoria". Nel corso del primo Concilio Provinciale indetto da Carlo Borromeo viene approvato il decreto De magicis artibus, veneficiis divinationibusque prohibitis. 1569 Processo a Lecco contro otto streghe. Contrasti tra il Borromeo, che insiste per la condanna, e il Senato milanese. 1579 Il medico Johann Wier, discepolo di Agrippa, scrive il De lamiis, un trattato che considera le streghe "vecchie melanconiche non padrone dei propri sensi, e a causa dei loro cervelli sconvolti credono di fare cose impossibili". Il testo venne violentemente attaccato da Jean Bodin nella sua Démonomanie des sorciers (1580). 1583 Visita pastorale del Borromeo in val Mesolcina. Al seguito della visita vengono arrestate 150 persone per stregoneria. Di queste, 11 vengono condannate al rogo: il prevosto e dieci donne. 1593 Martino Del Rio pubblica le Disquisitionum magicarum libri, l'ultimo grande manuale per gli inquisitori. 1595 Nicolas Rémy (Remigius) pubblica la Daemonolatria. L'autore era soprattutto noto come giudice: in 15 anni, dal 1576 al 1591 aveva condannato a morte per stregoneria in Lorena circa 900 persone. 11 giugno Federico Borromeo viene consacrato arcivescovo di Milano. Entra in Milano il 27 agosto. 1598 La città di Milano pensa di istituire un carcere apposito per le streghe nella Torre dell'Imperatore nell'attuale via Santa Croce. Tra il 1598 e il 1600 vengono versate a questo scopo le prime 3252 lire nel Banco di Sant'Ambrogio. Tra i promotori dell'iniziativa il cardinale Federico Borromeo. 1599 22 dicembre Viene bruciata come strega in Ponte Vetero Marta de Lomazzi. 1601 1 aprile Fra' Agostino Galamini da Bresighella, inquisitore generale, emana l'Editto generale per il Santo Officio dell'Inquisizione di Milano. In questo editto, che impone la denuncia (non anonima però!) di eretici e giudei, descrive in questo mode le pratiche di necromanzia: "far sacrificio al Demonio, o giurare fedeltà, o essercitare incanti, magie, maleficii, stregherie, sortilegii, et altre attioni simili, o pur tentare rimedii, o medicamenti diabolici, con segni o parole inconite, o portando sopra di se anelli, o altre cose, ...". 1603 10 giugno Vengono bruciate come streghe alla Vetra Isabella Arienti, detta la Fabene, e Gabbana la Montina. Si suppone che in questo periodo ci siano state a Milano altre esecuzioni non registrate nei documenti. 1608 Fra' Francesco Maria Guaccio, dell'ordine di S. Ambrogio ad Nemus, pubblica a Milano il Compendio delle stregonerie (Compendium maleficarum) corredato da numerose incisioni. giugno Epico scontro con il Demonio di Federico Borromeo a Claro, presso Poleggio, luogo prediletto dalle streghe per il loro raduni. Il Borromeo vi pianta una croce e intima ai diavoli di non congregarsi più in quel luogo. I diavoli si vendicheranno nell'agosto 1613 assalendo il Cardinale sul monte Piottino con una terribile tempesta. 1611 21 giugno Viene bruciata alla Vetra Doralice de' Volpi. 25 giugno Viene bruciata alla Vetra Antonia de' Santini 29 giugno Il governatore di Milano Juan de Velasco invia una lettera a Francesco de Castro, ambasciatore della Spagna presso il Papa, dove lamenta l'inerzia dell'Inquisizione contro le streghe e descrive la gravissima situazione di Milano infestata da streghe e malefiche. 13 luglio Lettera del governatore Velasco ai magistrati cittadini per raccomandare l'acquisto della Torre dell'Imperatore, al fine di istituire un carcere per le streghe. 1617 4 marzo Al termine di una famoso processo durato alcuni mesi, viene bruciata alla Vetra come strega la fantesca pavese Caterina de Medici, accusata di aver tentato di avvelenare il suo padrone, il senatore Luigi Melzi. Per l'occasione viene costruita per la prima volta una Baltresca, un palco per l'esecuzione, che consentiva alla grande folla dei presenti di assistere allo strangolamento che precedeva il rogo. 1620 9 maggio Viene bruciato alla Vetra come stregone Giacomo Guglielmotto. 10 giugno Vengono bruciate come streghe alla Vetra Angela dell'Acqua e Maria de' Restelli. 7 agosto Il Consiglio di Provvisione di Milano decide di destinare alla "rifettione delle chiese parrochiali di questa Città" le 3252 lire accantonate per il carcere delle streghe. L'iniziativa viene così abbandonata. 1623 20 marzo Bolla Onnipotentis Dei che segna una svolta nell'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle streghe. In questo, come in altri documenti contemporanei, si condannano i processi sommari o basati su indizi minimi e si raccomanda di condannare solo coloro che si sono resi colpevoli di venefici e altri reati contro le persone. Le esecuzioni comunque continueranno ancora per più di un ventennio. 1630 1 agosto Vengono giustiziati come untori in piazza Vetra Gian Giacomo Mora e il Piazza. Viene innalzata la Colonna infame al posto dov'era la casa del Mora. QUI DOVE SI APRE QUESTO SPIAZZO SORGEVA UN TEMPO LA BOTTEGA DI BARBIERE DI GIAN GIACOMO MORA CHE, CON LA COMPLICITA' DI GUGLIELMO PIAZZA COMMISSARIO DI PUBBLICA SANITA'E DI ALTRI SCELLERATI, NELL'INFURIARE PIU' ATROCE DELLA PESTE ASPERGENDO DI QUA E DI LA' UNGUENTI MORTALI. PROCURO' ATROCE FINE A MOLTE PERSONE. ENTRAMBI GIUDICATI NEMICI DELLA PATRIA, IL SENATO DECRETO' CHE, ISSATI SU UN CARRO E DAPPRIMA MORSI CON TENAGLIE ROVENTI E AMPUTATI DELLA MANO DESTRA, AVESSERO POI ROTTE LE OSSA CON LA RUOTA E, INTRECCIATI ALLA RUOTA, FOSSERO, TRASCORSE SEI ORE, SCANNATI, QUINDI INCENERITI. E PERCHE' NULLA RESTASSE D'UOMINI COSI' DELITTUOSI, STABILI' LA CONFISCA DEI BENI. LE CENERI DISPERSE NEL FIUME. APERENNE MEMORIA DEI FATTI LO STESSO SENATO COMANDO' CHE QUESTA CASA, OFFICINA DEL DELITTO, VENISSE RASA AL SUOLO CON DIVIETO DI MAI RICOSTRUIRLA E CHE SI ERGESSE UNA COLONNA DA CHIAMARSI INFAME. GIRA AL LARGO DI QUA BUON CITTADINO SE NON VUOI DA QUESTO TRISTE SUOLO INFAME ESSERE CONTAMINATO. 1630 ALLE CALENDE DI AGOSTO. Lapide nel Castello Sforzesco, cortile dell'elefante. 1631 Il gesuita tedesco Friedrich Spee pubblica la Cautio criminalis sostenendo l'innocenza delle streghe e propugnando la fine delle persecuzioni, che vennero notevolmente attenuate nel territorio dell'Elettore di Magonza. 1634 Processo in Francia contro Urbain Grandier e le Orsoline del convento di Loudun. Questo processo, uno degli ultimi celebrati in Francia, è stato reso famoso nel nostro secolo dal saggio di Aldous Huxley, I diavoli di Loudun. 1641 12 novembre Vengono bruciate alla Vetra come streghe Anna Maria Pamolea, padrona, e Margarita Martignona, sua serva. Sono le ultime due streghe condannate a Milano. I processi per stregoneria continueranno ancora per ottant'anni nelle valli alpine, fino al 1721. 1680 30 luglio Viene strangolato e bruciato in piazza Santo Stefano Maggiore Carlo Maurizio Anna, per reati di competenza civile. Era anche accusato di "infami scritti, sortilegi, Magici, Diabolici qualificati che teneva, e rispettivamente praticava". 1692 Nella cittadina di Salem, nella Nuova Inghilterra, si scatena l'ultima grande caccia alle streghe nella quale sono coinvolti emigrati protestanti inglesi e olandesi, pellirosse e schiavi negri. Si conclude con la condanna a morte di 19 persone. La vicenda è stata raccontata da Arthur Miller nel dramma Il crogiuolo all'epoca del maccartismo (1952-53). 1749 Si apre tra dotti una polemica sull'esistenza della streghe. Emerge per la prima volta ufficialmente con il libro di Girolamo Tartarotti "Congresso notturno delle Lammie" e con gli scritti di Scipione Maffei la posizione illuminista che considera il fenomeno una credenza fantastica, opera di "cervelli pazzi e teste strambe". 1788 giugno Tra giugno e agosto vengono bruciati nel chiostro di S. Maria delle Grazie, per volere dell'imperatore Giuseppe II, tutti i documenti relativi all'Inquisizione di Milano, che coprivano il periodo 1314-1764. Ringrazio Myrrdin - Merlino dal forum Celtic World per avermi fornito questa documentazione. |
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